Anello relazione dettagliata

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Si può partire da uno qualunque dei Rifugi interessati (Pordenone, Flaiban-Pacherini, Giaf in Friuli e Padova in Veneto). La nostra relazione descrive l’anello in senso orario partendo dal Rifugio Giaf dove si può arrivare dal parcheggio in località Chiandarens (Forni di Sopra) con un’oretta di comodo cammino su buon sentiero.

Avvertenze: per percorrere questo anello sono necessari un certo allenamento, passo sicuro e un po' di spirito di avventura. L'allenamento è necessario perché le tappe sono piuttosto lunghe e faticose, il passo sicuro perché alcuni sentieri sono piuttosto disagevoli (ma mai esposti!) e lo spirito di avventura perché attraverseremo territori di vera wilderness, dove è più facile incontrare stambecchi che umani!
Per l'esperienza fatta negli anni passati, le maggiori difficoltà vengono incontrate nella discesa dei ghiaioni, in particolare quello di Forcella Montanaia verso il Rifugio Padova. Se non siete pratici di questo terreno tipicamente dolomitico e temete la discesa, potete sempre affrontarlo in salita facendo l'Anello in senso contrario (anche se è più faticoso).
Ciononostante, l'Anello è molto flessibile e presenta numerose varianti che possono accontentare tutti. Mettetevi alla prova! In fin dei conti alla fine di ogni tappa vi aspetta un comodo letto in un rifugio ben attrezzato con cibo e bevande in abbondanza!

Primo giorno di marcia: Partiamo dal Rifugio Giaf, m 1400,  dirigendoci verso Forcella Urtisiel, m 1990 con il sentiero CAI n. 361.  Dovremo superare tre alte forcelle in successione per scendere al Rifugio Flaiban-Pacherini, lungo un sentiero chiamato  “Truoi dai sclops”, termine fornese che significa il “Sentiero delle genziane”, dove ogni anno si svolge la  Sky race, una gara di corsa meritatamente famosa. Un’ora e mezza di salita fino alla forcella (da cui volendo in circa 20 minuti si può raggiungere la panoramica cima Urtisiel Est, m 2119), poi una breve discesa tra i mughi e un lungo traverso da cui la vista spazia verso la val Meluzzo e la val Cimoliana. Ancora un breve tratto tra i larici e arriviamo nella splendida radura della Casera Valmenon, m 1778 (chiamata localmente anche Valbinon). Il primo documento storico che testimonia lo sfruttamento di questo pascolo risale al 1591.  Oggi, esaurita la sua funzione di malga, l’edificio della Casera è stato ristrutturato dal Parco e viene gestito durante il periodo estivo offrendo semplice ospitalità. Un rustico abbeveratoio di legno (“aip”) offre la sua acqua freschissima. Prendiamo il sentiero n. 369 per il Cason di Campuros m 1945 e la Forcella Brica, m 2088. Da forc. Brica si può salire la facile e panoramica cima Valmenon (30 minuti).
 Dopo un tratto in salita su un terreno ghiaioso ed arido, il sentiero svolta a sinistra cambiando decisamente aspetto. Su un terreno pianeggiante ed aperto entriamo nel suggestivo catino ondulato del Canpurós, tutto circondato da cime frastagliate. Un rustico casone di tronchi incrociati, costruito con la tecnica del blockbau, invita a una sosta di riflessione in mezzo a questo silenzioso paradiso terrestre, dove cerchiamo  di immaginare la vita dei pastori che fino a una sessantina di anni fa portavano qui un gregge di una settantina di ovini. Alla nostra sinistra si intravvede la forcella del Lavinâl, 2058 m, alto passaggio che mette in comunicazione la Val Cimoliana con la Val Tagliamento e che veniva utilizzato dalle donne di Cimolais, chiamate le “sedonere”, per il commercio dei cucchiai (“sedons”) e altri utensili di legno da loro prodotti durante l’inverno.

Riprendiamo la marcia. Un torrentello (ultima acqua della giornata) forma una zona acquitrinosa dove notiamo molte piante amanti dei prati umidi. Qui prendiamo a destra per la Forcella Val di Bríca, m 2088, che si raggiunge agevolmente in meno di mezz’ora. Qui sorge la caratteristica torre rocciosa chiamata fantulìna, cioè “la ragazzina”.

E le  genziane che danno il nome all’itinerario davvero non mancano! Tra le varie specie ricordiamo in modo particolare la genziana azzurra di Froehlich, Gentiana froelichii subspecie Zenarii (dal nome della botanica pordenonense Silvia Zenari) che, sconosciuta nelle Alpi Occidentali, si presenta solo qui, sul monte Plauris e sulle Caravanche. 
Ora scendiamo brevemente nell’ampio circo glaciale della Val di Brica, avendo di fronte la forcella dell’Inferno, nostra prossima meta. Iniziamo a risalire costeggiando le propaggini occidentali del Mus di Bríca, sorta di torrione roccioso dal caratteristico pinnacolo che fa pensare al cavallo degli scacchi. Continuiamo la salita su ghiaioni verso la forcella dell’Inferno, m 2175, che rappresenta il punto più elevato del nostro itinerario. Si scende ora  prima verso la forcella Fantulina Alta, m 2107, e poi lungo un ripido pendio detritico direttamente al Rifugio Flaiban-Pacherini, situato a 1587 metri di quota e ben visibile da lontano.
Nella zona è molto facile osservare da vicino gli stambecchi. Questi animali sono stati  reintrodotti nel 1985 partendo da una popolazione iniziale di sei maschi e cinque femmine;  attualmente vivono nella zona un’ottantina di capi che si incontrano quasi sempre intorno al Rifugio oppure sulle pendici del monte Pramaggiore.

Il Rifugio Flaiban-Pacherini, del sezione CAI “XXX ottobre” di Trieste, è il più piccolo tra quelli situati nel Parco e si trova a circa due ore di cammino da Forni di Sopra. E’ stato completamente ricostruito nel 2008 e ha ottenuto il riconoscimento europeo Ecolabel. E’ gestito da una giovane coppia friulana, Claudio Mitri con la moglie Silvia.

Secondo giorno di marcia: L’itinerario principale prevede di salire alla cima del monte Pramaggiore e scendere poi in val Postegae. Ignorando pertanto la variante breve per il passo del Mus imbocchiamo il sentiero n. 363 che porta al passo di Suola, m 1994. Saliamo in ambiente aperto e grandioso, avendo sulla nostra destra l’imponente parete Est del Torrione Comici (dove dal Passo del Mus sale l’ardita ferrata “Cassiopea”) e una fuga di altre grandiose quinte di roccia.  Lasciata a destra la deviazione (più diretta ma più impegnativa) per la forcella La Sidon Alta, m 2200, seguiamo sempre il segnavia n.363 per forcella Rua Alta,  m 2144, sul versante sud, congiungendoci in alto con il sentiero n. 366 che sale dalla val Settimana e dal Ricovero Casera Pramaggiore presso un caratteristico masso isolato a quota 2100 circa. Da qui ancora una breve salita e siamo alla forcella Pramaggiore, m 2295. Lo sguardo spazia sulle selvagge cime tutt’attorno e sul profondo solco della val Settimana.
Molte cime delle Dolomiti Friulane sono prerogativa esclusivamente degli alpinisti, ma il monte Pramaggiore fa eccezione: lungo il suo fianco orientale con qualche passaggino di primo grado su detriti e roccette si raggiunge abbastanza facilmente e piacevolmente la piccola croce metallica della vetta, a 2478 metri. Il percorso è tutto ben segnalato con frecce e bolli rossi e dalla cima si gode di un panorama eccezionale che si estende dalle  Alpi Giulie alle Dolomiti.
Ridiscesi alla forcella Pramaggiore, il sentiero aggira un anfiteatro roccioso, consentendoci di gettare lo sguardo nel canalone della forcella La Sidon. L’ambiente è davvero imponente e romantico nonostante il nome (Val d’Inferno). Si scende lungo le rocce del Cjastiel e della Croda del Sion, mentre diventano più numerosi i larici e le zolle erbose, fino a giungere alla confluenza con la val di Guerra, a quota 1791, dove una volta sorgeva il  Cason di Val d’Inferno. Acque scroscianti, verdi spiazzi erbosi e un grande masso rendono il luogo quanto mai suggestivo. Stupendo anche il tratto successivo, la discesa nel bosco verso la val Postegae, che confluisce nella grande distesa di ghiaie della val Meluzzo. Da qui in breve si raggiunge il posto tappa del Rifugio Pordenone a m 1249.

Alternativa breve in caso di maltempo: dal Rifugio Pacherini si sale direttamente al Passo del Mus, 2063 m, in circa 1.30 h con il sentiero 362a. da qui si scende direttamente per l'Alta Val di Guerra fino a quota 1791 (vedi sopra) deve i due itinerari si congiungono.

Il Rifugio Pordenone, nascosto in mezzo al bosco, è un punto chiave per tutti quelli che vogliono avventurarsi alla scoperta delle meraviglie del Parco. Lo si raggiunge con una stretta stradina (a pedaggio nel periodo estivo) che parte da Cimolais e percorre tutta la val Cimoliana. Marika Freschi e Ivan Da Rios sono i gestori giovani e appassionati che da alcuni anni hanno dato una nuova impronta al Rifugio.

Terzo giorno di marcia: La val Montanaia collega direttamente il Rifugio Pordenone con il Rifugio Padova, sul versante veneto. Dal Rifugio il sentiero n. 353  risale l’ampio ghiaione della val Montanaia, stretta tra il ramo dei Monfalconi di Montanaia a destra e la catena degli Spalti di Toro a sinistra. Si sale lungo ripide ghiaie e a quota 1600 circa, dove la valle piega leggermente a destra, è possibile dare un primo sguardo allo strano monolite di roccia, che si erge su un dosso al centro della valle. Il sentiero passa ai suoi piedi e poi raggiunge in breve il Bivacco Perugini a quota 2060, posto ideale per ammirare il Campanile da ogni lato. Saliamo quindi direttamente alla forcella Montanaia a quota 2333. Ci si deve ora calare lungo il ripido e ghiaioso canalone (attenzione, neve ancora all’inizio stagione, informarsi!) sempre con il sentiero 353 finché questo nel Cadin d’Arade a quota 1745 confluisce con il sentiero 342 proveniente dalla Forcella Monfalcon di Forni. A sua volta a quota 1570 circa il 342 confluisce nel sentiero 346 proveniente da Forcella Scodavacca.
Si scende ripidamente tra mughi, distese pietrose e bosco fino  al Rifugio Padova, m 1287, situato in bellissima posizione su un grande pianoro erboso dominato dagli Spalti di Toro.
Il Rifugio Padova è un luogo idilliaco e ben curato, circondato da un parco giochi e curiose sculture in legno. Il gestore, Paolo Di Lorenzo, attende ai fornelli mentre la moglie Barbara si prende amorevolmente cura degli ospiti.

N.B. Chi non se la sentisse di affrontare la ripida discesa dalla forcella Montanaia può scegliere una delle due varianti per il Bivacco Marchi-Granzotto descritte qui sotto. In questo caso consigliamo vivamente di prevedere due pernottamenti al Rifugio Pordenone in modo di non dover rinunciare a vedere da vicino il famoso Campanile, anzi per potergli dedicare tutta  l’attenzione che merita.

Varianti della terza tappa: Possiamo raggiungere il Rifugio Padova attraverso ben due varianti meno ripide, ma non per questo meno belle. Si tratta della salita della valle Monfalcon di Forni, oppure della valle Monfalcon di Cimoliana. Da entrambe le valli si arriva alla forcella Monfalcon di Forni per poi scendere nel Cadin d’Arade e quindi al Rifugio Padova.

Variante A: Nel primo caso dovremo seguire il segnavie 349 dal Rifugio Pordenone e risalire la lunga valle fiancheggiata da giganti di roccia che ci accompagneranno con aspetti mutevoli  lungo tutto il percorso. Prima attraverso bosco rado, poi su ghiaione e infine tra mughi e enormi blocchi ci alzeremo fino a raggiungere la Forcella del  Leone, m 2290. Da qui getteremo lo sguardo sull’anfiteatro roccioso in cui sorge, in totale solitudine, la rossa struttura metallica del Bivacco Marchi-Granzotto m 2170. Senza scendere al Bivacco attraversiamo in quota verso sinistra raggiungendo in breve la Forcella Monfalcon di Forni, m 2309, sul confine tra Friuli e Veneto. Dalla Forcella del Leone si può, accorciando il percorso, attraversare sotto il Monfalcon di Cimoliana giungendo alla Forcella Monfalcon di Forni senza scendere al bivacco. Al di là ci attendono ancora ghiaioni, su cui passa il sentiero 342 che porta in val d’Arade e percorrendolo ci si ricongiunge a quota 1745 con l’itinerario principale della terza tappa. 

Variante B: Nel secondo caso invece ridiscendiamo dal Rifugio Pordenone  in val Meluzzo e marciamo lungo il fondovalle fino allo spiazzo erboso in cui si trova la ricostruita Caseruta dei Pecoli, m 1363, un altro bel ricovero in blockbau fatto dal ParcoDa qui si sale ripidamente nel bosco, si attraversano due canali, si sale a un primo gradone con due piccoli affascinanti laghetti e dopo un'altra rampa si arriva nell’anfiteatro roccioso nel cuore dei Monfalconi. Tutt’intorno cime dai nomi evocativi: Cresta del Leone, Croda Ultima del Leone, Monfalcon di Cimoliana, Monfalcon di Forni, Il Torrione, Cima Barbe, Cima dei Pecoli. Proprio nel mezzo, su uno sperone roccioso alto sopra l’ampio circo, sorge il Bivacco Marchi-Granzotto. Dal bivacco si sale in breve alla forcella Monfalcon di Forni, m 2309, e da qui in val d’Arade come nella proposta precedente.

Quarto giorno di marcia: Per chiudere l’anello e ritornare al Rifugio Giaf  possiamo scegliere un itinerario più diretto per Forcella Scodavacca oppure uno più lungo per il Bivacco Marchi-Granzotto (qualora non lo avessimo scelto come variante il giorno precedente).

Itinerario diretto:  L’itinerario per il Rifugio Giaf si svolge interamente lungo il sentiero n. 346 che parte dal Rifugio Padova per risalire l’ampio vallone del rio Prà di Toro sotto le pareti del Cridola in direzione (est) dell’evidente grande valico di forcella Scodavacca, m 2043. Lasciata sulla destra la deviazione per la val d’Arade, da cui siamo arrivati ieri, proseguiamo tra la grande muraglia meridionale del Cridola e le quinte della Scala Piccola, digradante dal Crodon di Giaf e dal Monfalcon di Forni. Volendo da qui chi ha esperienza e allenamento può anche salire alla Tacca del Cridola e all’alpinistica Cima del Cridola (m. 2581, II grado). Ora scendiamo sul versante carnico, sempre tra verticali pareti dolomitiche, ammirando sulla destra l’elegante Torre Berti (dedicata a Antonio Berti) e sulla sinistra la rossa parete Sud della Torre Spinotti. Si scende tra ghiaie, mughete e radi larici fino a un grande masso (tabelle) da cui possiamo scegliere se arrivare al rifugio Giaf per la via più diretta (segnavie 346) oppure se percorrere una bretella dell’Anello di Bianchi che corre tra i resti di una morena e i ghiaioni che scendono dalla forcella Las Busas (consigliato per la bellezza del paesaggio). A quota 1699 sul sentiero 346  possiamo nuovamente scegliere tra il percorso diretto e l’Anello di Bianchi vero e proprio, dopodiché il sentiero si immerge nel bosco e porta in circa 20 min. al Rifugio Giaf, m 1400, gestito da Dario Masarotti con la moglie Antonietta Spizzo. L’anello delle Dolomiti Friulane si è chiuso e adesso possiamo rifocillarci adeguatamente al Rifugio Giaf, prima di affrontare l’ultima breve discesa che ci riporterà a Chiandarens.

Itinerario per il Bivacco Marchi-Granzotto, m 2170: Si percorre il sentiero 346 attraverso il bosco fino al bivio con il sentiero 342 a quota 1570 circa. Si prende quindi questo sentiero risalendo la soglia della Val d’Arade. Giunti nel Cadin d’Arade, si continua sul fondo del vallone, ignorando a destra il sentiero 353 per la Forcella Montanaia. Si attraversa tutta la val d’Arade e con un’ultima ripida salita si arriva alla Forcella Monfalcon di Forni, m 2309, tra il Monfalcon di Forni e il Monfalcon di Cimoliana. Sull’opposto versante si cala in breve al Bivacco Marchi-Granzotto,  posto in eccezionale posizione panoramica, dove è d’obbligo una sosta di metà percorso. Ore 3.30 circa.
Per raggiungere il Rifugio Giaf possiamo scendere con il sentiero 342 per la Forcella del Cason m 2200 (ripida ma segnalata) oppure per il ghiaione della Forcella de las Busas, m 2256. Questo sentiero, che porta il numero 354, risulta provvisoriamente dismesso e con poche segnalazioni visto il tipo di terreno non consolidato su cui si svolge, tuttavia il percorso abbastanza intuitivo lo rende comunque consigliabile in discesa. Arrivati alla base del ghiaione andando verso sinistra possiamo raggiungere in breve il sentiero 346 descritto più sopra.
Scendendo invece dalla forcella del Cason ci troveremo in un ripido canalone, incassato tra la Torre di Forni e il Torrione. All’inizio  tenersi sulla destra per trovare i passaggi migliori, poi il percorso diventa logico e meno ripido. All'evidente biforcazione a quota 1580 il sentiero 342 confluisce nel 361 che porta direttamente al Rifugio Giaf.

In entrambi i casi calcolare circa 2 ore per la discesa. Attenzione: i cartelli metallici apposti sul bivacco riportano indicazioni di tempi errate e potenzialmente pericolose: non è certo possibile scendere dal Marchi-Granzotto al Rifugio Giaf in un'ora!